Per quanto cercassi e mi fossi fatta attenta allo scritto e al parlato, trovavo, s'intende, sorella, sorelle, magari sorellanza...: ma le une e le altre diventavano presto "fratelli" e "fraternità" nel collettivo,  e sparivano nel maschile, perfino nel caso, grammaticalmente ingiustificabile, in cui non ci sia neanche un maschio, per esempio un monastero femminile. 

Così dapprima cominciai a dire la parola, sororità, tra me e me, in privato e poi in pubblico e presi anche a scriverla... intanto mi chiarivo l'idea, la nominavo e definivo, davo voce al mio desiderio di stare al mondo e nella Chiesa perché donna e non benché donna.

Ivana Ceresa

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 è stato inviato ai vescovi e alla Segreteria del Sinodo 

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